Arancia Meccanica di Anthony Burgess

Con Arancia Meccanica Anthony Burgess segna una generazione. Nel bene e nel male un romanzo splendido, ricco di inventiva linguistica, terribile e ...

Con Arancia Meccanica Anthony Burgess segna una generazione. Nel bene e nel male un romanzo splendido, ricco di inventiva linguistica, terribile e ipnotico.

Cari soma, martini, mammole e malcichi, quale incredibile piacere riscoprire dopo anni il vecchio libro di quel gran poldo di Burgess. Stavo glutando una sera una tazza di buon rosso quando mi passò per il planetario l’idea di rileggere Arancia Meccanica.

Pistonai deciso verso la Biblio Pubblica e trovai l’edizione Einaudi ad aspettarmi. La locchiai già da lontano e non esitai due volte. La storia del piccolo soma Alex, Umile Narratore di vicende terribili di ultraviolenza, salsa che esce dai planetari, scricchiate strazianti e il vecchio va e vieni, ha ancora intatto il fascino di una invenzione linguistica geniale e travolgente.
Sembra quasi di snicchiarla la musica di Ludwig van e di rivedere le immagini del film di Kubrick attraverso i fari spalancati del piccolo soma Alex.

Arancia Meccanica di Anthony Burgess è un libro che va letto con intelligenza e attenzione, riportandolo all’epoca in cui è stato concepito. Quei fine anni Cinquanta e primi Sessanta che videro in Inghilterra un aumento della violenza giovanile dopo le brutture della Guerra. In questo scenario nascono teorie di studiosi sulla possibilità di “curare” i criminali attraverso un condizionamento della mente in alternativa al carcere, considerato un problema in più e non la soluzione.

Burgess immagina dunque la Cura Ludovico. Questa specie di contrappasso psicologico dantesco in grado di eliminare la violenza causando la nausea e il disgusto della stessa attraverso la visione continua e prolungata di film che estremizzano l’argomento.

La questione che si solleva è terribilmente acuta e, anche se può far paura e lasciar perplessi, più lecita che mai. Meglio un essere umano coscientemente violento o un essere umano privato della possibilità di scegliere, privato quindi della sua natura, disumanizzato, una vera e propria Arancia Meccanica?

Questa la questione O fratelli. Nota che noi non ci sognamo ormai più di toccare. Quello che rimane oggi di questo romanzo è il fascino di un’opera forse maledetta, ma di certo benedetta dall’ispirazione di un linguaggio vivo e ancora sorprendente. Il gran poldo Burgess ci trascina nel vortice delle vicende del piccolo Soma Alex con sapienza, facendoci divorare le pagine e girare il planetario. Un libro davvero cinebrivido, da amare alla follia e intriso di tematiche da deplorare sotto tutti i punti di vista.
Un romanzo che gioca con le parole e che regala materiale di primordine ad un altro grande Artista del ventesimo secolo, Stanley Kubrick.