2010 Anno Positivo per il Vino Italiano?

Dai dati e dalle interviste raccolte il 2010 sembra essere stato un anno positivo per il vino italiano, ma una domanda sorge spontanea

Dai dati e dalle interviste raccolte il 2010 sembra essere stato un anno positivo per il vino italiano, ma una domanda sorge spontanea

Da un’intervista effettuata dal portale Winenews a 50 tra i maggiori produttori di vino italiano, l’anno 2010 ha registrato un notevole incremento delle vendite sia sulla nostra penisola, sia sui mercati esteri, come Stati Uniti e Cina. Stiamo parlando di una crescita media di circa il 9% in Italia e di circa un +14% per l’export rispetto al 2009, anno decisamente negativo.

I mercati esteri più attivi sono gli Stati Uniti e la Germania, seguiti ad una certa distanza dai nuovi emergenti come la Cina, ancora limitato ma in crescita, la Russia e il Medio Oriente. Anche il 2011 sembra iniziato con il piede giusto e i produttori intervistati sono più che positivi per le prospettive future.

Gli ultimi sentori evidenziano poi come le abitudini del consumatore siano cambiate negli ultimi anni. Chi acquista ha oggi una coscienza superiore, in grado di scegliere con maggiore consapevolezza i vini che decide di consumare. Si beve meno ma meglio in sostanza e di diffondono i prodotti di fascia media (tra gli 8 e i 12 euro in media) che premiano la qualità ad un prezzo accessibile. I vini di nicchia infine, come molti altri prodotti di lusso, sembrano non soffrire particolarmnte la crisi.

Tutto questo è confortante e fa ben sperare, soprattutto in rapporto all’aumento della conoscenza e della consapevolezza dei consumatori sul mondo del vino, anche se una riflessione ulteriore, seppur molto ampia e senza un riscontro immediato, può essere fatta.

L’intervista ha infatti preso in considerazione 50 grandi produttori molto noti anche a chi il vino lo consuma abitualmente ma non è così appassionato da ricercare in maniera davvero autonoma e cosciente i vini da mettere sulla propria tavola o da ordinare al ristorante. L’aumento della consapevolezza del consumatore, il fatto di bere meno ma meglio rivolgendosi a nomi noti che producono anche vini di ottima qualità a prezzi ragionevoli è un dato certamente positivo, ma che finisce forse per favorire ancora una volta i grandi produttori.

L’offerta che troviamo nei supermercati e la comunicazione ci riportano più o meno sempre agli stessi nomi, ormai simboli riconosciuti dell’enologia regionale italiana, mentre di contro l’enoteca sembra ancora il luogo dedicato a chi di vino “se ne intende” ed ha “soldi da spendere”. Ovviamente non è sempre così, anzi! Spesso le enoteche, che praticano prezzi convenzionati con le cantine stesse e che propongono i grandi nomi come i piccoli produttori rappresentativi di un singolo e specifico territorio, sono in grado di farci scoprire piccoli gioielli poco noti a prezzi comunque ragionevoli.

Questa è la vera conoscenza da diffondere credo, senza nulla togliere ai grandi produttori ovviamente. I piccoli produttori non hanno magari la forza di affrontare il mercato con strumenti adeguati, ma sono capaci di produrre vini di qualità e dalle sfumature spesso sorprendenti. Attualmente non sappiamo quindi come è stato il 2010 per loro, ma mi piace pensare che la diffusione di conoscenza, le chiacchiere tra amici, i consigli di chi il vino lo conosce e lo comunica con passione, possano abbattere le ultime barriere rimaste e arrivare direttamente ai consumatori, non per togliere acquirenti ai grandi nomi, ma per allargare gli orizzonti di un mondo fatto ache di piccole perle ancora nascoste al grande pubblico.

Marco Andreani