1Q84 di Murakami Haruki

Qualcosa è cambiato intorno a voi, non avete ancora compreso bene cosa significhi ma lo avvertite. Non esitate dunque, lasciate le vostre certezze e ...

Qualcosa è cambiato intorno a voi, non avete ancora compreso bene cosa significhi ma lo avvertite. Non esitate dunque, lasciate le vostre certezze e guardate il nuovo cielo che vi sovrasta, è il 1Q84

Credo vi siano già decide e decine di recensioni in rete di questo volume (in realtà due libri uniti, in attesa del terzo) di Murakami Haruki, uscito da poco in Italia. 1Q84 è stato ed è un caso editoriale piuttosto eclatante, preceduto dalla fama del suo autore, che possiamo tranquillamente definire “di culto” per buona parte degli appassionati di un certo tipo di letteratura contemporanea.

Penso quindi che si possa facilmente trovare da altre parti, oltre che nel risvolto di copertina, la descrizione sommaria della trama, se ancora vi fosse bisogno di ridurre un autore come Murakami agli schemi scomodi e limitati di uno sviluppo narrativo strutturato e coerente.

Per tutti questi motivi, e senza la pretesa di aggiungere nulla di nuovo, voglio affrontare questo incantevole 1Q84 da prospettive differenti, tralasciando tutto ciò che è descrizione, comprensione e ordinarietà, per immergermi nella dimensione dove si nascondono le emozioni, le distonie, le speranze e le volontà dei due splendidi personaggi scolpiti dall’autore.

1Q84 è una storia d’amore. Su questo non vi sono dubbi, senza nulla togliere alle interpretazioni che ne hanno più o meno giustamente evidenziato gli aspetti metaforici legati alle dinamiche del potere contemporaneo. Tengo e Aomame, i due protagonisti che si contendono la scena e i mondi che Murakami ci descrive, si amano da sempre, oltre gli spazi e i tempi che li separano, vivendo esistenze individuali ma costantemente e reciprocamente orientate l’una nella direzione dell’altra.

Come spesso capita ai personaggi di Murakami, Tengo e Aomame non scelgono attivamente quale direzione prendere nel labirinto rappresentato dai propri destini, bensì agiscono di conseguenza, accettando i nuovi orizzonti che gli si presentano e muovendosi all’interno del mondo che dal 1984 passa, senza troppi complimenti, al 1Q84. In questo tempo vi sono due lune in cielo, esseri dagli strani poteri chiamati Little People, sinistre sette religiose e parole di romanzi capaci di trasformarsi in realtà.

Interrogarsi troppo sul perché di certe situazioni non serve a nulla, Tengo e Aomame lo sanno e, nonostante lo stordimento provocato dal variare del cielo e delle credenze, si sforzano di proseguire il loro percorso di vita, come mossi da disegni superiori e a loro ignoti. La Q di “question mark” li accompagna ma non li sovrasta, e nello spazio loro concesso essi possono scegliere in cosa credere e in che direzione volgere i propri sforzi. Solo una certezza li permea, vogliono e devono ritrovarsi dopo tanti anni e dichiararsi il proprio incondizionato amore.

I livelli che Murakami riesce a intessere sono molteplici e perfettamente amalgamati, uniti dalla scrittura che crea, svela e accompagna. Un libro è infatti al centro della storia, un libro dal titolo oscuro, La Crisalide d’Aria, scritto da una bellissima ragazza di diciassette anni che nasconde dentro di sé la chiave di molti misteri e che non si esprime senza alcuna particolare inflessione, nemmeno quando pone delle apparenti domande al proprio interlocutore.

Ecco che 1Q84 si presenta ai lettori come un romanzo perfettamente incompleto, testimone di un mondo che non sempre deve essere spiegato e nel quale non tutto ciò che inizia in uno spazio e in un tempo deve per forza concludersi nello stesso spazio e nello stesso tempo. Qui, in un 1984 altro (che ci riporta volutamente con la memoria al grande classico di Orwell) Tengo e Aomame si cercano, regalando a noi lettori la possibilità rara di sospendere i giudizi e lasciarci trascinare in profondità che dovremmo più spesso visitare, perché è li che si nascondono verità differenti da quelle che siamo abituati a conoscere e accettare come reali e univoche.

Marco Andreani
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  1. Cosa hanno comune Stephen King e Murakami Hakuri? Provo a svelare un reticolo di connessioni e convergenze che collega gli ultimi due bestseller dell’americano e del giapponese (22/11/63 e 1q84) nel post pubblicato sul blog Le Aziende InVisibili: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/12/king-murakami-carroll-una-oscura-ghirlanda-postmoderna-alice-annotata-bonus-track.html

  2. [Author]

    Splendido articolo, complimenti. Tra le altre cose sono molto interessato al tema postmoderno e in particolare alla figura del labirinto. Molto bello vedere come i labirinti in letteratura siano spesso riproposti anche nella struttura narrativa di molto cinema contemporaneo.

  3. Nulla da dire se non…stucchevole. Ho letto quasi tutto di hm, almeno quello che e’ stato tradotto in italiano, e devo confessare che alla lunga la freschezza e l’originalita’ che trasudano libri come nw o ugvdm mancano completamente in questa sua ultima opera. Certo, la macchina narrativa funziona, si giunge comunque alla fine del romanzo, ma i personaggi restano freddi e staccati, troppo finti e troppo banali, la storia non riserva nessun colpo di scena, gli omaggi alla letteratura occidentale sono fin troppo palesi. Un esempio: la colonna sonora del libro, poche tracce di jazz e musica classica, senza troppa ispirazione. Forse l’ultimo libro che leggero’ di hm

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