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  • L’Emilia Romagna Parla Russo

    8 febbraio 2010

    Appena rientrata da New York, l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna riparte per la Russia per promuovere l’enologia della regione a Prodexpo, la principale fiera della Russia dedicata ai prodotti enogastronomici di tutto il mondo

    Dall’8 al 12 febbraio, l’Emilia Romagna si presenta in Russia. A Prodexpo, il più importante appuntamento fieristico organizzato per gli operatori del settore enogastronomico, ci sarà anche l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, assieme alla Regione, Unioncamere e al Consorzio Parmigiano Reggiano, nell’ambito del programma Deliziando.

    Dopo New York, dove si è tenuto Vino 2010, è la volta quindi della Russia, che rappresenta per l’enologia regionale un export di 2.227.925 di litri in volume. Si tratta di un bacino di 30 milioni di consumatori potenziali che cresce con un ritmo del 12%, sebbene il consumo procapite si attesti su soli 6 litri all’anno. Anche il profilo di questi consumatori è di grande interesse per i vini emiliano romagnoli: si tratta della nuova middle class russa, che registra redditi tra i più elevati in Europa, abita in prevalenza a Mosca o a San Pietroburgo, beve vino a casa, in abbinamento al cibo, ed è disposta a spendere per qualità e valore.

    Durante le giornate di fiera, buyer, importatori e giornalisti potranno incontrare l’offerta della Regione attraverso il banco d’assaggio dove 18 aziende saranno rappresentate dall’Enoteca Regionale. Presso il centro servizi ICE (Pad 2 Sala 3 23E10) sono in programma seminari e degustazioni guidate dedicati ai vini dell’Emilia Romagna e al Parmigiano Reggiano.

    Prodexpo è divenuto in questi anni l’evento di riferimento per il mercato russo. A parlare sono i numeri: nel 2009, la fiera ha ospitato oltre 1.800 espositori provenienti da 57 Paesi su una superficie totale di 80mila mq e oltre 48mila visitatori.

    Le aziende presenti al banco d’assaggio di Enoteca Regionale

    Pad 2 Sala 3 23C40-23C41-23C42-23C43

    Acetaia Dodi, San Patrignano, Chiarli 1860, Gruppo Cevico, Donelli Vini, Fattoria Camerone, Caviro, Azienda Vinicola Enio Ottaviani, Medici Ermete & Figli, Terre Dei Farnese, Cantina Sociale Di Gualtieri, Monticino Rosso, Villa Bagnolo, Santa Giustina, Az. Agricola Branchini, Distillerie Moccia, Villa Zarri.

    Aziende che partecipano con uno stand proprio

    Chiarli 1860 Stand N°23D30

    Gruppo Cevico Stand N°23D35

    Ufficio Stampa:
    Gheusis Srl
    email: info@gheusis.com
     http://www.gheusis.com


    La Lenta fine di Luciana B. di Guillermo Martínez

    31 gennaio 2010

    Il romanzo di Guillermo Martínez si legge d’un fiato e rapisce il lettore. Lascia solo un retrogusto amaro come molti libri che si divorano e fanno crescere troppo le aspettative nel finale

    Nonostante i generi letterari siano morti ormai da tempo e il romanzo contemporaneo sia per sua natura un ibrido di diversi generi più o meno riconducibili alla tradizione, non possiamo fare a meno di accostare questo libro di Guillermo Martínez ad un filone preciso, quello del romanzo psicologico. Non è un thriller, non è un giallo ma ne ha le caratteristiche. Mescola abilmente atmosfere palpabili ad altre evanescenti, appartenenti agli ambiti del misterioso, sconfinando nel paranormale, ma sempre con discrezione, diviso tra ragione e caos, ordine e disordine. È però certamente un romanzo psicologico, questo senza ombra di dubbio, intrecciato alle convinzioni mentali, più o meno forti, dei due personaggi principali e dello scrittore-narratore, colui che cerca di mettere ordine nel caos.

    La Lenta fine di Luciana B. è un libro che si divora voracemente, un romanzo un po’ all’antica, fatto di pochi dialoghi, molti racconti di terzi e una buona dose di suspance. Sulla sovracopertina dell’edizione Mondadori è riportato uno stralcio di recensione da El Pais:

    “La vicinanza tra Martínez e Borges è profonda. Il loro incontro sta nella lucida analisi del caso e della necessità, nella precisa e acuta domanda sull’imponderabile e il prevedibile.”

    Tutto vero, ma se Borges costruisce labirinti Martínez preferisce le strutture, per quanto articolate ma pur sempre strutture e i suoi personaggi trovano comunque la loro strada, il loro senso, il finale loro destinato, se si perdono in labirinti riescono, in una certa maniera magari anche drammatica, a uscirne. La struttura della narrazione è invece lineare e si snoda in maniera fluida e ipnotica tra le vicende di Luciana e del misterioso scrittore che, secondo lei, perseguita la sua famiglia negli anni.

    Le metafore tra il confine che separa realtà e finzione nella mente di uno scrittore di romanzi si sprecano. Le congetture sulla vera natura di una ispirazione, umana, divina o paranormale, in grado di elevare un’opera a capolavoro sono una possibile chiave di lettura per questo curioso romanzo. Certo è che Guillermo Martínez riesce nello scopo di lasciare il lettore incollato alle pagine, desideroso di conoscere come si svilupperanno i fatti e, soprattutto, in quale mente risiede la verità, o almeno la versione più plausibile di essa.


    The Italian Wine Masters 2010

    27 gennaio 2010

    Al via il primo febbraio da Chicago il tour dei quattro maestri del vino italiano. Quattro grandi Docg italiane protagoniste negli States

    Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore: saranno queste quattro importanti denominazioni italiane al centro del tour americano con l’obiettivo di potenziare l’importante mercato degli States.

    Primo febbraio 2010, Hotel Hilton di Chicago: è questa la prima tappa del viaggio americano in cui le tre grandi denominazioni toscane Brunello, Chianti Classico e Vino Nobile di Montepulciano, insieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, si uniranno per presentare le ultime annate disponibili sul mercato e per incentivare l’attenzione di uno dei paesi di riferimento per il vino italiano. Chicago e New York saranno le sedi delle degustazioni aperte agli operatori e alla stampa statunitense.

    The Italian Wine Masters, questo il nome del progetto, si sposterà poi il 4 febbraio al Metropolitan Pavilion di New York City. In queste due occasioni oltre 140 produttori, in rappresentanza delle quattro denominazioni garantite italiane, saranno al centro di degustazioni, presentazioni dei propri prodotti a un pubblico selezionato di operatori del settore ed alla stampa. Per meglio approfondire le caratteristiche delle singole denominazioni sono state inoltre organizzate nelle stesse date due degustazioni particolari: una dal titolo “Territorio, diversità e complessità di Brunello, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano” per spiegare i tre territori toscani base dei tre grandi rossi; l’altra, dal titolo “L’evoluzione del Prosecco”, servirà a far conoscere le caratteristiche delle bollicine italiane per eccellenza.

    «Si tratta di un’occasione straordinaria e allo stesso tempo rara – dicono i responsabili dei Consorzi – nella quale non sarà la singola denominazione ad emergere, ma quello che potremmo definire il “Sistema Italia” del vino, che accomuna le quattro realtà partecipanti a questo grande evento e che è senz’altro da ritrovare nell’elevatissima qualità dei prodotti e nella cura e tutela delle produzioni».

    Nel 2009 è stato Made in Italy il maggior numero di bottiglie di vino acquistate e bevute nei diversi continenti, grazie al primato mondiale conquistato dalla produzione italiana con il sorpasso nei confronti dei tradizionali concorrenti francesi. Nel 2008, infatti, l’export di vino italiano ha raggiunto un valore di circa 3,5 miliardi di euro grazie soprattutto alla domanda di Stati Uniti e Germania (Fonte: Coldiretti). Proprio il mercato americano nei primi sette mesi dell’anno ha fatto registrare un incremento del 19,6% in quantità. Per quanto riguarda i vini in bottiglia l’Italia resta il paese di riferimento, segno evidente questo che il consumatore medio americano cerca comunque vino di qualità (Fonte: Italian Wine & Food Institute). E, nello specifico, i 4 Consorzi del “The Italian Wine Master” rappresentano da soli oltre il 12% del mercato delle esportazioni di vino all’estero.


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